#REVOLUTIONARYSTORIES

 

LA STORIA DI PAOLO E DELLA SUA NONNA SPECIALE

Aprile 2018

 

Quando è nato Paolo tutto sembrava una gioia e una festa. Paolo è un bellissimo bambino ma ci si accorge subito che fa un po' più fatica degli altri. La diagnosi arriva quasi subito: autismo. Il papà di Paolo lavora, mentre la mamma, che non ha la patente, si occupa di seguire il piccolo tutto il giorno. Per Paolo l'ideale sarebbe frequentare ogni giorno un centro diurno per bambini autistici ma la mamma non può accompagnarlo. Una grande risorsa di questa famiglia è Nonna Gabriella, che ospita la famiglia nella propria casa perchè le spese sono troppe per il solo stipendio di papà. Nonna Gabriella potrebbe accompagnare qualche volta la mamma e Paolo al centro, ma il bambino ha bisogno di un percorso costante e giornaliero, in più Gabriella lavora ancora, e questa entrata è fondamentale per la famiglia.

In loro soccorso, proprio grazie ad un'iniziativa della nonna, arriva AUSER Insieme di Gallarate, che si impegna, attraverso il progetto Revolutionary Road, ad accompagnare ogni giorno Paolo e la mamma al centro diurno. I progressi di Paolo sono da subito evidenti, la nonna può andare al lavoro serena e l'equilibrio famigliare è riprestinato.

 

L'AIUTO VIEN DONANDO

Settembre 2017

 

L’Aiuto Vien Donando è un’idea semplice, solo in apparenza.
Si tratta di un progetto della Banca del Tempo di Gallarate, già sperimentato negli anni scorsi all’interno del Comune di Gallarate. È stato raccolto ed inserito all’interno del progetto Revolutionary Road poichè realizza quell’idea di comunità e di restituzione che promuove il nostro progetto.
Il meccanismo è semplice: restituire in ore di volontariato il contributo economico, di accompagnamento o di servizio, ricevuto all’interno del progetto.
Proprio quello che è successo in questa storia.
Giovanni (nome di fantasia) ha ricevuto un contributo economico da parte di un comune della Rete Revolutionary Road e ha voluto restituire alla comunità.
-“Che sa fare signor Giovanni?”.
-“Io so imbiancare e fare piccoli lavoretti in casa”.
Proprio in quei giorni, una famiglia in difficoltà avrebbe dovuto entrare in un alloggio, trovato grazie ai servizi sociali, ma non aveva le possibilità economiche per un piccolo intervento di manutenzione.
E allora ci ha pensato il signor Giovanni! Armato di scala e pennello, martello e pazienza ha sistemato l’appartamento in modo tale che questa coppia, molto anziana, in grave difficoltà e con anche rilevanti handicap, potesse andare a viverci.
-“Grazie signor Giovanni”
“Quando avete bisogno di me chiamatemi pure! Non il sabato però, perché accompagno mio figlio disabile a nuotare. Sapete, è un campione! Abbiamo affrontato tante difficoltà economiche, e mi sono anche separato, ma mio figlio è il mio orgoglio!”
Perché non solo le persone “che stanno bene” possono aiutare gli altri, come ci ricorda sempre Fiora Cappa, storica presidente della Banca del Tempo di Gallarate: “Tutti abbiamo un valore, abbiamo il tempo. E la mia ora è uguale all’ora di un altro”.
Restituire ciò che si è ricevuto, attraverso la mutualità che ci insegnano le banche del tempo, attraverso uno scambio e rigenerando valore è la grande innovazione e rivoluzione che Revolutionary Road propone. Questo è Welfare di Comunità!
Insieme…#oltrelacrisi.
 
QUI NON È HOLLYWOD MA I SUCCESSI CI SONO LO STESSO
Agosto 2017
 

Tom, nome di fantasia, è padre di quattro figli, tutti minorenni.

La crisi economica ha colpito duramente anche lui: nel 2010 ha perso il lavoro stabile che aveva conquistato con fatica, e non è più riuscito a trovare un’occupazione fissa.

La chiusura dell’azienda dove lavorava ha segnato per lui l’inizio di un periodo nero che gli ha via via sottratto tutte le certezze che definiscono la vita di ognuno: l’autonomia economica, il calore di una casa, la salute, l’equilibrio psichico, la sicurezza di sé.

Quando Revolutionary Road lo incontra Tom ha 55 anni, privo di speranza e rassegnato, è domiciliato presso "La Casa di Francesco" ed è ospite fisso delle mense per i poveri.

Ma grazie a questo incontro è accaduto qualcosa di davvero rivoluzionario.

Attraverso le opportunità offerte da Revolutionary Road Tom ha ottenuto il patentino per mulettista, con un corso offerto gratuitamente dallo Studio Milani di Gallarate.

Poi, grazie alla stretta collaborazione tra Centro per l’Impiego e CCS, partner responsabile dell’area lavoro, Tom ha usufruito di un supporto all’orientamento e alla mediazione lavorativa.
L'azienda agricola Pasquè è stata il luogo di realizzazione di un percorso di tirocinio (con contributo economico del Comune integrato dall'azienda) che si è evoluto nell’assunzione a tempo determinato.

Certo, non abbiamo risolto tutti i problemi di Tom, questa è la vita vera non un set di Hollywood, eppure da una situazione che sembrava senza speranza, l'uomo è diventato protagonista di un percorso di riscatto sociale che gli ha restituito l’autostima, la speranza e la dignità.

A chi gli ha chiesto cosa significasse per lui Revolutionary Road, Tom ha risposto: “è il progetto che mi ha dato da mangiare”.

 

ON THE (REVOLUTIONARY) ROAD
Luglio 2017
 
Non c’è modo di sapere in anticipo come il Male entrerà nella vita delle persone per sconvolgerle.
Questa è una storia di discesa all’inferno e ritorno.
La storia di un marito e di una moglie, e della loro vita che scorrere liscia, nei gesti quotidiani del lavoro, della spesa, della cura di tre bambini.
Poi è arrivata la malattia di uno dei loro figli, e tutto è cambiato. La patologia riscontrata è molto seria, richiede il ricovero, meglio se in un ospedale specializzato per patologie infantili gravi.
Il Male entra con violenta sfrontatezza nella vita serena di Luca e Lucia: l’ospedale specializzato per bambini è lontano da casa, bisogna pensare all’assistenza al piccolo malato, senza però trascurare le cure agli altri due figli.
L’assistenza al piccolo costringe Luca a frequenti assenze dal lavoro, consuma le ferie e chiede permessi straordinari. Il suo datore di lavoro perde la pazienza: “Quella è la porta, mi spiace ma io ho bisogno di una persona che lavori“.
Luca continua a stare vicino al figlio ricoverato, lo sostiene nelle terapie più dolorose e mentre sorride per confortarlo è invece disperato. Inoltre sta consumando i pochi risparmi per far fronte all’affitto della casa e alle spese ordinarie per il cibo e le bollette.
E dopo il lavoro Luca e Lucia perdono anche la casa. L’umiliazione è enorme.
Luca e Lucia sono cresciuti entrambi in storie familiari di grande dignità, che gli hanno insegnato il senso del dovere, della misura, e il rispetto. Per loro è impensabile trovarsi costretti a elemosinare l’aiuto dei Servizi Sociali del Comune. Eppure, ingoiando l’umiliazione, sorretti dalla responsabilità verso i tre figli, Luca e Lucia trovano la forza di stendere la mano.
E la mano viene raccolta e stretta nel calore della solidarietà.
I servizi sociali del Comune allertano le reti di protezione, approntate per questo tipo di emergenze, l’alleanza di Revolutionary Road trova un alloggio temporaneo alla famiglia, i Gruppi di Acquisto Solidale si fanno carico dell’acquisto di qualche cassa di prodotti in più, e una famiglia di Gallarate decide di destinare a Luca, Lucia e i tre bambini una parte della loro beneficenza.
Pochi mesi dopo la rete della solidarietà trova a Luca anche un nuovo lavoro e un nuovo alloggio. L’inferno si allontana ma la notizia migliore riguarda il bambino: le terapie hanno fatto effetto, il male è stato debellato.
Ma non può finire così: Luca e Lucia sono eredi e portatori di storie di dignità, e il codice della loro educazione non prevede che si riceva senza contraccambiare. Perché è questa la grandezza del dono: è bello da ricevere, ma è bello anche da fare, ed è bellissimo, per noi che siamo testimoni di questa storia, vedere lo scambio.
Luca e Lucia non hanno risorse economiche in eccesso, ma hanno un bene che è scarso anche per coloro che hanno denaro: il tempo. Ed è il tempo che restituiscono.
Una coppia di sposi, entrambi invalidi e seguiti dai Servizi Sociali, entra in un alloggio popolare: Luca e Lucia pensano all’imbiancatura e alla pulizia. E successivamente decidono di fare lo stesso anche per altre famiglie, per nuove storie così diverse eppure così uguali nella necessità.
Luca e Lucia ci sono, frequentano il Gruppo di Mutuo Aiuto, possiamo contare su di loro.
Una storia che riguarda e avvolge tutti, perché sentirsi comunità significa “sentire la propria presenza tra gli altri come un debito e un dono allo stesso tempo”.
Le fondamenta autentiche ed essenziali della nostra esistenza sono legami e relazioni: il volontariato, il dono del proprio tempo, la storia di Luca e Lucia non fanno che sottolineare con la vita il senso di responsabilità che abbiamo gli uni verso gli altri.

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