#REVOLUTIONARYSTORIES

"L'AIUTO VIEN DONANDO" RESTITUIRE ALLA COMUNITA' QUELLO CHE SI E' RICEVUTO

settembre 2017

 

L’Aiuto Vien Donando è un’idea semplice, solo in apparenza.
Si tratta di un progetto della Banca del Tempo di Gallarate, già sperimentato negli anni scorsi all’interno del Comune di Gallarate. E’ stato raccolto ed inserito all’interno del progetto Revolutionary Road, poichè realizza quell’idea di comunità e di restituzione che promuove il nostro progetto. Il meccanismo è semplice: restituire in ore di volontariato, il contributo economico, di accompagnamento o di servizio ricevuto all’interno del progetto.
Vi raccontiamo questa bella storia...
Giovanni, nome di fantasia, ha ricevuto un contributo economico da parte di un comune della Rete Revolutionary Road e ha voluto restituire alla comunità.
-“Che sa fare sig. Giovanni?”.
-“Io so imbiancare e fare piccoli lavoretti in casa”.
Proprio in quei giorni, una famiglia in difficoltà avrebbe dovuto entrare in un alloggio trovato grazie ai servizi sociali, ma non aveva le possibilità economiche per un piccolo intervento di manutenzione. E allora ci ha pensato il sig. Giovanni. Armato di scala e pennello, martello e pazienza ha sistemato l’appartamento in modo tale che questa coppia molto anziana e in grave difficoltà (con anche rilevanti handicap) potesse andare a viverci.
-“Grazie sig. Giovanni”
“Quando vi servo, mi chiamate. Non il sabato perché accompagno mio figlio disabile a nuotare. Sapete, è un campione! Abbiamo avuto tante difficoltà economiche e mi sono anche separato, ma mio figlio è il mio orgoglio!”
Perché non solo le persone “che stanno bene” possono aiutare gli altri, come ci ricorda sempre Fiora Cappa, storica presidente della Banca del Tempo di Gallarate “Tutti abbiamo un valore, abbiamo il tempo. E la mia ora è uguale all’ora di un altro”.
Restituire ciò che si è ricevuto, attraverso la mutualità che ci insegnano le banche del tempo, attraverso uno scambio e rigenerando valore è la grande innovazione e rivoluzione che Revolutionary Road propone. Questo è Welfare di Comunità!
Insieme…#oltrelacrisi.
QUI NON E' HOLLYWOD MA I SUCCESSI CI SONO LO STESSO
agosto 2017
 

Tom, non è il suo vero nome, è padre di quattro figli, tutti minorenni.

La crisi economica ha colpito duramente anche lui, nel 2010 ha perso quel lavoro stabile che aveva conquistato con fatica e non è più riuscito a trovare un’occupazione stabile.

La chiusura dell’azienda ha segnato anche per lui l’inizio di un periodo nero che gli ha via via sottratto tutte le certezze che definiscono la vita di tutti: l’autonomia economica, il calore di una casa, la salute, l’equilibrio psichico, la sicurezza di se’.

Quando Revolutionary Road lo incontra, Tom ha 55 anni, domiciliato presso "La Casa di Francesco", ospite fisso delle mense per i poveri, privo di speranza, rassegnato.

Ed è accaduto qualcosa davvero di rivoluzionario.

Attraverso le opportunità offerte da Revolutionary Road Tom ha ottenuto il patentino per mulettista, tramite un corso offerto gratuitamente dallo Studio Milani di Gallarate a molti beneficiari.

Poi, grazie alla stretta collaborazione tra Centro per l’Impiego e CCS, partner responsabile dell’area lavoro, Tom ha usufruito di un supporto all’orientamento e alla mediazione lavorativa: l'azienda agricola Pasquè è stata il luogo di realizzazione di un percorso di tirocinio (con contributo economico del Comune integrato dall'azienda) che si è evoluto nell’assunzione a tempo determinato.

Certo, non sono stati risolti tutti i problemi di Tom, questa è la vita vera, non un set di Hollywood, eppure Tom, rassegnato e senza speranza, è stato protagonista di un percorso di riscatto sociale che gli ha restituito l’autostima, la speranza di riprendersi la dignità di uomo e di cittadino.

Nella sua semplicità, a chi gli ha chiesto cosa significasse per lui Revolutionary Road, Tom ha risposto “è il progetto che mi ha dato da mangiare”

ON THE (REVOLUTIONARY) ROAD
luglio 2017
 
Non c’è modo di sapere come il Male entra nella vita delle persone per sconvolgerle.
Alle volte in modo banale, quasi non visto, come il male che aggredisce un figlio. Questa è una storia di discesa all’inferno e ritorno.
La storia di due sposi, della loro vita che scorreva ripetendosi monotona nei gesti quotidiani del lavoro, della spesa, della cura di tre bambini.
Poi arriva la malattia di uno di loro, niente di grave, tutti i bambini si ammalano. Però il medico suggerisce qualche analisi in più, qualche accertamento “per stare tranquilli”.
Ma non c’è da stare tranquilli, la patologia è molto seria, richiede il ricovero, meglio se in un ospedale specializzato per patologie infantili gravi, simili a questa.
Il Male, travestito da malattia, entra con violenta sfrontatezza nella vita serena di Luca e Lucia: l’ospedale specializzato per bambini è lontano da casa, bisogna pensare all’assistenza al piccolo malato senza trascurare le cure agli altri due fratelli.
Comincia la discesa all’inferno: l’assistenza al figlio costringe Luca a frequenti assenze, consuma le ferie , poi chiede permessi straordinari poi il datore di lavoro perde semplicemente la pazienza.
“Quella è la porta, mi spiace ma io ho bisogno di una persona che lavori“.
Luca è fuori, continua a stare vicino al figlio ricoverato, lo sostiene nelle terapie più dolorose e mentre sorride per confortarlo Luca è disperato, sta consumando i pochi risparmi per far fronte all’affitto della casa e alle spese ordinarie per il cibo o le utenze.
Finiscono i risparmi, dopo il lavoro Luca e Lucia perdono la casa, l’umiliazione è enorme. Erano una famiglia serena e unita, il lavoro di Luca sufficiente a garantire un’esistenza dignitosa, e pazienza se di superfluo c’era poco.
Luca e Lucia sono cresciuti entrambi in storie familiari di grande dignità, il senso del dovere, il senso della misura, il rispetto erano valori assoluti. Impensabile trovarsi costretti a elemosinare l’aiuto dei Servizi Sociali del Comune, come “quegli altri”, i diseredati della società.
Ma pur ingoiando l’umiliazione, sorretti dalla responsabilità verso i tre figli, Luca e Lucia trovano la forza di stendere la mano.
E la mano viene raccolta e stretta nel calore della solidarietà.
I servizi sociali del Comune allertano le reti di protezione approntate per questo tipo di emergenze, l’alleanza di Rivolutionary Road trova un alloggio temporaneo alla famiglia, i Gruppi di Acquisto Solidale si fanno carico dell’acquisto di qualche cassa di prodotti in più, per Luca, Lucia e i tre ragazzi, una famiglia di Gallarate decide di destinare a loro una parte della loro beneficenza.
Pochi mesi, e la rete della solidarietà trova a Luca un nuovo lavoro e un nuovo alloggio. L’inferno si allontana, la notizia migliore riguarda naturalmente il bambino, le terapie hanno fatto effetto, il male debellato.
Ma non può finire così, Luca e Lucia sono eredi e portatori di storie di dignità, e il codice della loro educazione non prevede che si riceva senza contraccambiare. Perché è questa la grabndezza del dono: è bello da ricevere, ma è bello anche da fare, ed è bellissimo, per noi che siamo testimoni di questa storia, vedere lo scambio.
Luca e Lucia non hanno risorse economiche in eccesso, ma hanno un bene che è scarso anche per coloro che hanno denaro: il tempo. E tempo restituiscono.
Una coppia di sposi, entrambi invalidi e seguiti dai Servizi Sociali, entra in un alloggio popolare, Luca e Lucia pensano all’imbiancatura e alla pulizia, e lo stesso fanno per altri casi, per nuove storie così diverse eppure così uguali nella necessità.
Luca e Lucia ci sono, frequentano il Gruppo di Mutuo Aiuto, possiamo contare su di loro.
E’ una storia che riguarda e avvolge tutti, perché sentirsi comunità significa “sentire la propria presenza tra gli altri come un debito e un dono allo stesso tempo”.
Le fondamenta autentiche ed essenziali della nostra esistenza sono legami e relazioni: il volontariato, il dono del proprio tempo, la storia di Luca e Lucia non fanno che sottolineare con la vita il senso di responsabilità che abbiamo gli uni verso gli altri.

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